SMS del lunedì “…qualunque
cosa tu possa fare, o sognare di fare, incominciala! L’audacia ha in sé genio,
potere e magia… Oggi Goethe docet! Buon inizio a tutti e sempre solocosebelle ;
)
Nel blog non parlo quasi mai di me, preferisco focalizzarmi su ciò che
accade attorno e raccogliere uno sguardo, un’emozione, una semplice parola che
possono far riflettere e metterli su carta, nella speranza che possano essere
d’insegnamento e di ispirazione anche a chi poi leggerà il blog. Oggi voglio
fare un’eccezione e raccontarvi qualcosa di molto personale. Non ho mai fatto
mistero del mio profondo amore per la scrittura e la lettura, ma non vi ho mai
detto come sia nato. In realtà, a pensarci bene, come e perché ho iniziato a
leggere, non me lo ero mai chiesto nemmeno io, prima di scrivere questo post…
Così, andando a ritroso tra i
ricordi della mia vita, mi è venuto in mente un episodio della mia infanzia a
cui non avevo mai fatto caso più di tanto, e che risale a quando mi preparavo
per gli esami di primina. Senza entrare troppo nei dettagli di quello che poteva
passare nella mente di una bimba di 5 anni messa davanti a carta, penna e
quant’altro, vi dico solo che c’era una cosa che facevo davvero fatica a
imparare e di cui non capivo il senso: leggere. Ricordo le innumerevoli letture
che mamma cercava di farmi imparare e che puntualmente iniziavo e lasciavo a
metà, fino a quando una maestra non mi regalò un libro di letture per le scuole
elementari. In realtà era solo l’ennesimo di tanti, ma per qualche oscura
ragione, riuscì ad accaparrarsi il mio consenso. Quando il giorno dell’esame mi
venne chiesto di leggere la lettura, ne scelsi una che iniziava più o meno così
“Cip e Ciop erano due pulcini dentro un
uovo…” che raccontava come uno dei due pennuti, curioso e determinato,
convinse il fratellino timido e schivo, a lasciare l’uovo per avventurarsi nel
mondo. Quello che notarono tutti fu
che, mentre tenevo il segno con il ditino su di una parola, stavo già leggendo
due righe sotto. L’avevo letta così tante volte da impararla a memoria. Ma non
per esercitarmi, semplicemente perché mi piaceva. Forse, inconsciamente, avevo
già da allora capito, che la lettura non si limitava a essere uno sterile
esercizio fonologico, per riprodurre suoni, ma andava oltre. La lettura
raccontava storie e dava la possibilità di accedere ad altri mondi. Da allora
il mio amore per i libri divenne privo di qualsiasi confine. Ben presto
cominciai a spulciare ogni angolo di casa alla ricerca di libri da leggere e i
primi romanzi in cui mi sono letteralmente imbattuta furono Romeo e Giulietta di William Shakespare, La signora delle camelie di Alexandre Dumas e I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij, tutti trovati nella
vecchia libreria di mia nonna. Grazie invece a mamma ho conosciuto Agatha
Christie e i gialli ottocenteschi di Victoria Holt, che andavo prontamente a
“rubare”, quando lei, finiti di leggere, li riponeva in libreria. E poi, la
fame di libri da una parte e l’impossibilità economica di andare a comprarmeli da
sola dall’altra, essendo ancora troppo piccola, mi spinse a leggere tutto ciò
che trovavo. Dal romanzo, in ogni sua forma, alla poesia, dalla saggistica alla
filosofia, passando per epica e teatro, fino alla cronaca politica.
E proprio la possibilità di
conoscere e confrontare più generi, mi ha permesso di capire cosa mi piaceva di
più e cosa di meno, e scegliere un mio genere d’elezione, che, per chi non lo
avesse capito, è il romanzo classico, ma di tenere anche un occhio sempre
vigile su tutti gli altri, da cui ho avuto modo di scoprire piacevoli sorprese.
Perché qualunque libro merita di essere letto. Quando parlo di libri, e ne sono
consapevole, sono smielata da far venire la nausea, arrivo a commuovermi fino
alle lacrime. Ma non me ne vergogno.
Posso dire di aver letto davvero
di tutto, eppure, se penso alla produzione letteraria esistente, ho sempre la
sensazione di aver letto troppo poco.
“…S'i' fosse foco, arderei 'l mondo
s'i' fosse vento, lo tempesterei
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei
s'i' fosse Dio mandereil'en profondo…”
Fabrizio De Andrè - S’i’ fossi foco (sonetto di
Cecco Angiolieri)
