lunedì 27 maggio 2013

PERSONA GIUSTA O SITUAZIONE SBAGLIATA?


SMS del lunedì “BUONGIORNO a tutti i mattinieri e non. Inizia una nuova settimana, lunedì è il primo pezzo…cerchiamo gli altri 6 e concludiamo l’opera con solocosebelle! Buon inizio a tutti : )”

Due sconosciuti scelti quasi a caso nel mondo per diventare un tutt'uno. Ma quanto è facile sbagliare e quanti ostacoli bisogna superare prima di essere certi di aver fatto la “scelta” giusta?

LEI nel tempo libero fa puzzle, LUI è appassionato di mosaici.

Il fine è lo stesso: mettere insieme tanti piccoli pezzi per crearne uno solo più grande. Il metodo di realizzazione è completamente diverso.

I pezzi di un puzzle sono infiniti, ma possono avere una sola combinazione. Inizi dal primo e poi passi in rassegna tutti gli altri fino a quando non trovi quello “giusto”. Segui un’immagine che hai davanti e che dovrà essere il risultato finale. In realtà c’è poco spazio per la creatività e per l’inventiva.

La tecnica del mosaico impone tanta pazienza, rigore e flessibilità al tempo stesso. Le tessere non combaciano mai completamente. Bisogna ora smussare un angolo di qua, ora riempire una fessura di là. Non c’è perfezione nell’esecuzione, perché è di per sé un’opera “imperfetta” che non conosce simmetrie. Segui un’idea che col tempo si modifica, si evolve e si arricchisce di particolari. Non sai mai quale sarà il risultato finale, ne hai solo una vaga idea chiusa nella tua mente, che si serve delle tue mani per prendere forma, prescindendo dalla tua volontà e assecondando il libero movimento ed equilibrio di ogni singola tessera. E alla fine ti accorgi che il risultato è sublime.

Il mosaico difficilmente lo rompi. Le tessere sono talmente cementate una all’altra che è impossibile separarle tutte. E anche quando riesci a frantumarlo, ti resta sempre un pezzo. Un pezzo da cui puoi ripartire, aggiungendo nuove tessere per reinventarsi qualcosa di nuovo, più bello e più grande di prima. Il puzzle puoi romperlo e ricostruirlo, romperlo ancora e costruirlo di nuovo. Ma è sempre uguale.

LEI ha fatto tanti puzzle nella sua vita. Tutti diversi, ma nessuno che si distingue dagli altri.

LUI ha creato un solo mosaico…il suo capolavoro!


“…LOVE is all that I can give to you
LOVE is more than just a game for two
two in love can make it
take my heart and please don't break it
LOVE was made for me and you…”

                                               Nat King Cole – L-O-V-E

lunedì 20 maggio 2013

…E ADESSO SONO IO CHE GUARDO IL CIELO CON IL NASO ALL’ INSÙ


SMS del lunedì “Oggi per voi un BUONGIORNO felino da parte di tutti i nostri amici a quattro zampe, che ogni giorno ci insegnano solocosebelle senza che noi ce ne accorgiamo. Buon inizio di settimana a tutti!”

Era il 13 luglio del 2002 quando Lenticchia, gattina soriana dagli occhi verdi, dava alla luce, in un appartamento della periferia romana, la sua seconda cucciolata. Cinque, erano cinque splendidi cuccioli. Tutti diversi, tranne le due gemelline tigrate, Alice ed Hellen, appunto. Poi c’era Birba, dal mantello bianco e nero e la sofisticata Bianchina, beige chiarissimo con due macchie color caffellatte sulla testa e sulla parte finale della coda. E infine c’era lui, Ultimo. Oltre ad essere l’ultimo nato della cucciolata, cosa a cui doveva il suo nome di battesimo, era anche, tra tutti i gattini, quello più pauroso e meno socievole. “Perché andarsene in giro ad esplorare il mondo, quando si può stare comodi nel proprio cesto in compagnia di mamma gatta?” Questa era un po’ la sua filosofia, tanto che fu uno degli ultimi micetti a lasciare casa. Eh sì, perché nessuno voleva un micio un po’ tonto e per di più con mezza faccia grigia! Nessuno, tranne la famiglia che decise di adottarlo. In verità bisogna dire che non fu tanto questa famiglia a scegliere Ultimo, quanto piuttosto fu lui a scegliere loro. Il fatto è che la prerogativa assoluta era quella di avere un gattino maschio, ed essendo Ultimo l’unico maschietto della cucciolata, non è che ci fosse poi quest’ampia scelta! Così, quando fu finalmente in età giusta per “lasciare il nido e spiccare il volo”, salutate mamma Lenticchia e la sorellina Birba, che aveva invece deciso di rimanere nella sua casa di nascita, si preparò al lungo viaggio che da Roma, l’avrebbe portato in Calabria, per iniziare una nuova vita con la sua nuova famiglia.

Così ben presto diede prova di essere un gattino vivace e curioso, dalla spiccata intelligenza, fino a far ricredere quanti lo avevano preso in giro quando era piccolo, dimostrando come di grigio non aveva solo la faccia, bensì tanta “materia” nel cervello.

Una cosa che Ultimo era solito fare, era rimanere per ore immobile a guardare il cielo. Standosene comodo, nella tranquillità della sua casa, riusciva a scorgere l’infinito del mondo che lo circondava. Guardava le rondini passare, provando a immaginare da quale terra lontana provenivano o dove erano dirette. Seguiva le foglie degli alberi dondolare appese ai rami e le ammirava nella loro trasformazione cromatica, a seconda della stagione dell’anno in cui si trovava. Guardava le stelle, guardava la luna e fantasticava sul suo futuro. Così ogni giorno era un’avventura alla scoperta di tanti nuovi pezzetti di mondo, avvincente ed emozionante e senza niente da invidiare ai suoi conspecifici randagi. La sua libertà era la fantasia e l’immaginazione. Poteva osservare qualsiasi cosa gli succedesse intorno senza la preoccupazione di doversi nascondere dai predatori o procacciarsi il cibo. E lo faceva per intere ore, fino a quando, la voce familiare dei suoi bipedi adottivi, richiamava la sua attenzione. E allora cominciava il trionfo di fusa e miagolii, come se volesse renderli partecipi dell’avventura che aveva appena vissuto.

Otto anni trascorse insieme alla sua famiglia. Otto lunghissimi anni che, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, sono sembrati troppo pochi per quel batuffolo di pelo con mezza faccia grigia. Perché quel piccolo “quadrupede non-umano”, è riuscito a lasciare insegnamenti degni dei più illustri professionisti e acculturati professori.

E lo ha fatto dall'inizio alla fine. Sì, perché anche per andarsene, è come se avesse scelto il momento “migliore”, non per lui, ma per la sua amata famiglia. Poteva decidere di andarsene nel silenzio e nella tranquillità della notte, nella comodità del suo divano, lontano da sguardi indiscreti, come sono soliti fare quasi tutti i gatti. E invece ha preferito il freddo dell’acciaio di uno sconosciuto lettino veterinario.

Non aveva il silenzio della sua casa, non aveva la comodità del suo divano. Ma non gli interessava molto di ciò. Aveva comunque accanto la cosa più importante: il calore e l’affetto della sua famiglia.

E adesso, ogni tanto, mi piace immaginarlo a scorrazzare su quello che chiamano Il Ponte dell’Arcobaleno, una sorta di Paradiso degli animali. Ed è come se i ruoli si fossero invertiti, perché adesso sono io che guardo il cielo con il naso all'insù.



“…Alice guarda i gatti
e i gatti girano nel sole
mentre il sole fa l'amore con la luna…”

                                               Francesco De Gregori - Alice



lunedì 13 maggio 2013

LA FELICITÀ

SMS del lunedì “Oggi finalmente sono uscita di casa che è già chiaro e questo mi rende felice…Se imparassimo a guardarci intorno più spesso ci accorgeremmo di quanto siano infinite e semplici le ragioni per essere felici e, con la stessa semplicità ci stupiremmo di come non ce ne sia nemmeno una per non esserlo! Buona settimana di solocosebelle : )”
Spesso mi accorgo di come la parola felicità o in generale l’essere felice venga considerato come una sorta di stato di grazia riservato a pochi eletti e a cui si può accedere solo in circostanze esclusive. Alla domanda “Sei felice?” in tanti rispondono dicendo frasi del genere “Felicità è un parolone, diciamo che ci si accontenta”.

Felicità non è sinonimo di perfezione, ma rappresenta piuttosto uno stato di benessere dell’anima più o meno transitorio. Questo significa che anche nei momenti più difficili si può comunque essere felici. Sta a noi decidere se esserlo oppure no. Ogni volta che pensiamo alla felicità come un mostro sacro inaccessibile e inarrivabile, non facciamo altro che privarci di qualcosa che invece è ogni giorno alla nostra portata.
Basterebbe mettere da parte i tanto contorti e filosofeggianti moralismi sull'essere e sull'avere, per renderci conto di come la felicità non solo non è vero che non è per tutti, ma non è neanche così labile e fuggevole come spesso vogliono farci credere. Se imparassimo a guardarci intorno più spesso ci accorgeremmo di quanto siano infinite le ragioni per essere felici e, con la stessa semplicità ci stupiremmo di come non ce ne sia nemmeno una per non esserlo.

Possiamo provare gradi diversi di felicità, ma qualsiasi cosa o persona che ci circonda ne può essere motivo. La felicità è un dono che facciamo a noi stessi e non ha bisogno di essere spiegata.
Cerchiamo la felicità negli antri più oscuri di un mondo materiale. Cerchiamo qualcosa che è già dentro di noi. Perché la vera felicità da seguire è la consapevolezza di esistere ed essere ogni attimo a contatto con una vita imprevedibile, incontrovertibile, a volte straziante, ma comunque meravigliosa, perché ci permette di essere, anche poco, anche pochissimo, ma sempre un po’ più di niente.


“…in every life we have some trouble
when you worry you make it double
don’t’ worry, be happy…”

                                Bobby McFerrin - Don't worry, be happy