lunedì 20 maggio 2013

…E ADESSO SONO IO CHE GUARDO IL CIELO CON IL NASO ALL’ INSÙ


SMS del lunedì “Oggi per voi un BUONGIORNO felino da parte di tutti i nostri amici a quattro zampe, che ogni giorno ci insegnano solocosebelle senza che noi ce ne accorgiamo. Buon inizio di settimana a tutti!”

Era il 13 luglio del 2002 quando Lenticchia, gattina soriana dagli occhi verdi, dava alla luce, in un appartamento della periferia romana, la sua seconda cucciolata. Cinque, erano cinque splendidi cuccioli. Tutti diversi, tranne le due gemelline tigrate, Alice ed Hellen, appunto. Poi c’era Birba, dal mantello bianco e nero e la sofisticata Bianchina, beige chiarissimo con due macchie color caffellatte sulla testa e sulla parte finale della coda. E infine c’era lui, Ultimo. Oltre ad essere l’ultimo nato della cucciolata, cosa a cui doveva il suo nome di battesimo, era anche, tra tutti i gattini, quello più pauroso e meno socievole. “Perché andarsene in giro ad esplorare il mondo, quando si può stare comodi nel proprio cesto in compagnia di mamma gatta?” Questa era un po’ la sua filosofia, tanto che fu uno degli ultimi micetti a lasciare casa. Eh sì, perché nessuno voleva un micio un po’ tonto e per di più con mezza faccia grigia! Nessuno, tranne la famiglia che decise di adottarlo. In verità bisogna dire che non fu tanto questa famiglia a scegliere Ultimo, quanto piuttosto fu lui a scegliere loro. Il fatto è che la prerogativa assoluta era quella di avere un gattino maschio, ed essendo Ultimo l’unico maschietto della cucciolata, non è che ci fosse poi quest’ampia scelta! Così, quando fu finalmente in età giusta per “lasciare il nido e spiccare il volo”, salutate mamma Lenticchia e la sorellina Birba, che aveva invece deciso di rimanere nella sua casa di nascita, si preparò al lungo viaggio che da Roma, l’avrebbe portato in Calabria, per iniziare una nuova vita con la sua nuova famiglia.

Così ben presto diede prova di essere un gattino vivace e curioso, dalla spiccata intelligenza, fino a far ricredere quanti lo avevano preso in giro quando era piccolo, dimostrando come di grigio non aveva solo la faccia, bensì tanta “materia” nel cervello.

Una cosa che Ultimo era solito fare, era rimanere per ore immobile a guardare il cielo. Standosene comodo, nella tranquillità della sua casa, riusciva a scorgere l’infinito del mondo che lo circondava. Guardava le rondini passare, provando a immaginare da quale terra lontana provenivano o dove erano dirette. Seguiva le foglie degli alberi dondolare appese ai rami e le ammirava nella loro trasformazione cromatica, a seconda della stagione dell’anno in cui si trovava. Guardava le stelle, guardava la luna e fantasticava sul suo futuro. Così ogni giorno era un’avventura alla scoperta di tanti nuovi pezzetti di mondo, avvincente ed emozionante e senza niente da invidiare ai suoi conspecifici randagi. La sua libertà era la fantasia e l’immaginazione. Poteva osservare qualsiasi cosa gli succedesse intorno senza la preoccupazione di doversi nascondere dai predatori o procacciarsi il cibo. E lo faceva per intere ore, fino a quando, la voce familiare dei suoi bipedi adottivi, richiamava la sua attenzione. E allora cominciava il trionfo di fusa e miagolii, come se volesse renderli partecipi dell’avventura che aveva appena vissuto.

Otto anni trascorse insieme alla sua famiglia. Otto lunghissimi anni che, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, sono sembrati troppo pochi per quel batuffolo di pelo con mezza faccia grigia. Perché quel piccolo “quadrupede non-umano”, è riuscito a lasciare insegnamenti degni dei più illustri professionisti e acculturati professori.

E lo ha fatto dall'inizio alla fine. Sì, perché anche per andarsene, è come se avesse scelto il momento “migliore”, non per lui, ma per la sua amata famiglia. Poteva decidere di andarsene nel silenzio e nella tranquillità della notte, nella comodità del suo divano, lontano da sguardi indiscreti, come sono soliti fare quasi tutti i gatti. E invece ha preferito il freddo dell’acciaio di uno sconosciuto lettino veterinario.

Non aveva il silenzio della sua casa, non aveva la comodità del suo divano. Ma non gli interessava molto di ciò. Aveva comunque accanto la cosa più importante: il calore e l’affetto della sua famiglia.

E adesso, ogni tanto, mi piace immaginarlo a scorrazzare su quello che chiamano Il Ponte dell’Arcobaleno, una sorta di Paradiso degli animali. Ed è come se i ruoli si fossero invertiti, perché adesso sono io che guardo il cielo con il naso all'insù.



“…Alice guarda i gatti
e i gatti girano nel sole
mentre il sole fa l'amore con la luna…”

                                               Francesco De Gregori - Alice



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