SMS del lunedì “Oggi per voi
un BUONGIORNO felino da parte di tutti i nostri amici a quattro zampe, che ogni
giorno ci insegnano solocosebelle senza che noi ce ne accorgiamo. Buon inizio
di settimana a tutti!”
Era il 13 luglio del 2002 quando
Lenticchia, gattina soriana dagli occhi verdi, dava alla luce, in un
appartamento della periferia romana, la sua seconda cucciolata. Cinque, erano
cinque splendidi cuccioli. Tutti diversi, tranne le due gemelline tigrate,
Alice ed Hellen, appunto. Poi c’era Birba, dal mantello bianco e nero e la
sofisticata Bianchina, beige chiarissimo con due macchie color caffellatte sulla
testa e sulla parte finale della coda. E infine c’era lui, Ultimo. Oltre ad
essere l’ultimo nato della cucciolata, cosa a cui doveva il suo nome di
battesimo, era anche, tra tutti i gattini, quello più pauroso e meno socievole.
“Perché andarsene in giro ad esplorare il
mondo, quando si può stare comodi nel proprio cesto in compagnia di mamma
gatta?” Questa era un po’ la sua filosofia, tanto che fu uno degli ultimi
micetti a lasciare casa. Eh sì, perché nessuno voleva un micio un po’ tonto e
per di più con mezza faccia grigia! Nessuno, tranne la famiglia che decise di
adottarlo. In verità bisogna dire che non fu tanto questa famiglia a scegliere
Ultimo, quanto piuttosto fu lui a scegliere loro. Il fatto è che la prerogativa
assoluta era quella di avere un gattino maschio, ed essendo Ultimo l’unico
maschietto della cucciolata, non è che ci fosse poi quest’ampia scelta! Così,
quando fu finalmente in età giusta per “lasciare il nido e spiccare il volo”,
salutate mamma Lenticchia e la sorellina Birba, che aveva invece deciso di
rimanere nella sua casa di nascita, si preparò al lungo viaggio che da Roma,
l’avrebbe portato in Calabria, per iniziare una nuova vita con la sua nuova
famiglia.
Così ben presto diede prova di
essere un gattino vivace e curioso, dalla spiccata intelligenza, fino a far
ricredere quanti lo avevano preso in giro quando era piccolo, dimostrando come
di grigio non aveva solo la faccia, bensì tanta “materia” nel cervello.
Una cosa che Ultimo era solito
fare, era rimanere per ore immobile a guardare il cielo. Standosene comodo,
nella tranquillità della sua casa, riusciva a scorgere l’infinito del mondo che
lo circondava. Guardava le rondini passare, provando a immaginare da quale
terra lontana provenivano o dove erano dirette. Seguiva le foglie degli alberi
dondolare appese ai rami e le ammirava nella loro trasformazione cromatica, a
seconda della stagione dell’anno in cui si trovava. Guardava le stelle,
guardava la luna e fantasticava sul suo futuro. Così ogni giorno era
un’avventura alla scoperta di tanti nuovi pezzetti di mondo, avvincente ed
emozionante e senza niente da invidiare ai suoi conspecifici randagi. La sua
libertà era la fantasia e l’immaginazione. Poteva osservare qualsiasi cosa gli
succedesse intorno senza la preoccupazione di doversi nascondere dai predatori
o procacciarsi il cibo. E lo faceva per intere ore, fino a quando, la voce
familiare dei suoi bipedi adottivi, richiamava la sua attenzione. E allora
cominciava il trionfo di fusa e miagolii, come se volesse renderli partecipi
dell’avventura che aveva appena vissuto.
Otto anni trascorse insieme alla
sua famiglia. Otto lunghissimi anni che, per chi ha avuto la fortuna di
conoscerlo, sono sembrati troppo pochi per quel batuffolo di pelo con mezza
faccia grigia. Perché quel piccolo “quadrupede non-umano”, è riuscito a
lasciare insegnamenti degni dei più illustri professionisti e acculturati
professori.
E lo ha fatto dall'inizio alla
fine. Sì, perché anche per andarsene, è come se avesse scelto il momento
“migliore”, non per lui, ma per la sua amata famiglia. Poteva decidere di
andarsene nel silenzio e nella tranquillità della notte, nella comodità del suo
divano, lontano da sguardi indiscreti, come sono soliti fare quasi tutti i
gatti. E invece ha preferito il freddo dell’acciaio di uno sconosciuto lettino
veterinario.
Non aveva il silenzio della sua
casa, non aveva la comodità del suo divano. Ma non gli interessava molto di
ciò. Aveva comunque accanto la cosa più importante: il calore e l’affetto della
sua famiglia.
E adesso, ogni tanto, mi piace
immaginarlo a scorrazzare su quello che chiamano Il Ponte dell’Arcobaleno, una
sorta di Paradiso degli animali. Ed è come se i ruoli si fossero invertiti,
perché adesso sono io che guardo il cielo con il naso all'insù.
“…Alice guarda i gatti
e i gatti girano nel sole
mentre il sole
fa l'amore con la luna…”
Francesco
De Gregori - Alice

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