lunedì 27 marzo 2017

A OGNUNO I VIZI SUOI!



SMS del lunedì “Buongiorno Mattinieri! Anche questa settimana sono un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, ma quello che conta è il risultato finale ; ) Solocosebelle e buona settimana a tutti!”


Il post di oggi è spudoratamente di parte! Per cui, i “non addetti ai lavori” possono tranquillamente evitare di leggerlo ; )
Questo weekend è ricominciato il campionato di Formula Uno e, senza entrare nel dettaglio dei risultati e delle aspettative future (meglio mantenere una certa scaramanzia...), è sempre un crescendo di emozione che parte dal venerdì e ti accompagna fino alla domenica (...quelli poi che seguono anche tutte le prove libere e gli speciali post gara infrasettimanali come me, sono dei casi umani che non hanno più alcuna speranza di recupero!). I ricordi legati alla Formula Uno e all’automobilismo più in generale, affondano nella mia infanzia, quando, per una ancora oscura ragione, questo sport ha fatto presa nel mio cuore meglio della treccia bionda di Rapunzel o dell’arricciaspiccia della Sirenetta.  Avevo poco più di cinque anni quando ho visto il mio primo Gran Premio di Formula Uno, mentre lo stava guardando mio padre. Non è difficile capire cosa potesse passare per la testa di una bimba così piccola nel vedere quel numero, per me indefinito, di strane macchine posizionato su una "strada". Ma in quel momento contava poco chi fosse il pilota, perché nella mia mente di bimba era un dettaglio quasi inesistente. A correre erano le macchine, spinte da un’anima magica che le faceva sfrecciare una accanto all’altra senza un’apparente ragione. È iniziato così il mio imprinting per la Formula Uno e per quella macchina di colore Rosso, la cui storia mi avrebbe affascinato al punto da non smettere più di seguirla. Non so dire se è per l’adrenalina della velocità, per la smania di sfidare ogni limite o per la soddisfazione di dominare un mezzo meccanico ultra tecnologico, ma sta di fatto che lo spirito del pilota da competizione me lo sono sempre sentito cucito addosso. Nella passione sportiva e sopratutto nella passione che ci metto ogni giorno per vivere una vita che non deve essere una qualsiasi, ma quella che mi sono scelta e che mi sono andata a prendere anche quando potevo scegliere la via più semplice.



“…Corre se piove, corre dentro al sole
   Tre più tre per lui fa sempre sette
   Con l' "alfa" rossa fa quello che vuole
  dentro al fuoco di cento saette!
  C'è sempre un numero in più nel destino
  quando corre Nuvolari...”

       Lucio Dalla – Nuvolari

mercoledì 22 marzo 2017

PROVACI ANCORA IVY!

 Cari tutti,

è da un po’ che non scrivo sul blog. Negli ultimi mesi è come se la ventata di cambiamento estremo cominciata due anni fa, abbia iniziato a soffiare vorticosamente portandomi i primi risultati, positivi e negativi. E come sempre accade quando passata la tempesta ritorna il sereno, è riemersa anche la mia nota avversione verso tutto ciò che è stabile, monotono e anche un po’ noioso. A volte vorrei avere lo spirito del pantofolaio e invece il destino mi dotato di quello dell’avventuriero. Quando dovrei fermarmi a riflettere e ponderare, sono presa dalla smania compulsiva di percorrere le vie più impervie e sconosciute, sull’equilibrio precario dei miei desideri che ogni giorno puntano sempre più vicino al sole. Il risultato? Qualche volta mi scotto, spesso mi brucio, ma in un modo o nell’altro riesco sempre a cascare in piedi anche se con un solo arto! Il tutto per dire molto più banalmente che, pregressi e seguenti aspirazioni di vario genere e ordine, hanno preso il sopravvento sul blog.

Ma oggi, complice forse una primavera che qui a Parigi stenta ad arrivare, proprio nel quarto anniversario del blog, mi è venuto di nuovo voglia di scrivere. E come sempre accade, mi sono resa conto della magia delle parole che prendono vita e si alimentano da sé. Non voglio fare promesse, so di non essere brava a mantenerle, non per mancanza di volontà, ma perché il mio multitasking esistenziale spesso non me ne lascia il tempo. Proverò a rimettere ordine nei cassetti delle mie emozioni e raccontarvele come di consuetudine ogni lunedì. La sfida mi esalta, le emozioni ci sono e le parole faranno da traino.


“…Take me out tonight
     Take me anywhere
    I don’t care, I don’t care, I don’t care
…”

                                                  The Smiths - There is a light and it never goes out

lunedì 14 novembre 2016

JE SUIS LE MONDE



Parigi, 14 Novembre 2015, ore 02:15am.
Provo a scrivere, ma la mente è miseramente annebbiata. Non è come quando leggo un romanzo, non è come quando lo scrivo e non è nemmeno come quando sento una notizia al TG di un posto lontano. Oggi fantasia e realtà si fondono insieme e ci sono anche io nel mezzo. Ero a dieci minuti a piedi da Place de la Republique ieri sera alle 20.30. Ero felice della mia nuova casa parigina, proprio nel cuore della città. Poi ho deciso di ritornare nella vecchia casa e organizzare il trasloco per il giorno dopo. È stata mia madre a darmi la notizia per telefono, mi ha detto “Non uscire!”.  Ho acceso la TV e ho capito subito che era l’inferno. E che era lì fuori.


Quella notte sono riuscita a scrivere solo queste poche righe. Poi il black-out si è impossessato della mia mente, del mio cuore e della mia anima, rimanendo impotente soltanto alle lacrime che non smettevano di scendere.
Mi sono sentita inutile e impotente davanti a quelle immagini di terrore allo stato puro: uno, due, tre, quattro attacchi. E poi ancora. In una babele di spari, bombe, kalashnikov e soprattutto sangue.
Quello rimasto per giorni sulle vetrine del Carillion e del Petit Camboge. Quello dell’eccidio dentro il Bataclan. Quello che resterà indelebile nelle ferite dell’anima. È stato un massacro. Né più né meno
di quanto successo a Bruxelles, o in Costa d’Avorio, o a San Bernardino, o a Raqqua, o a Beiurut, o a Orlando, o a Istanbul, o a Dhaka, o a Bagdad, o in qualsiasi altro angolo di mondo dove la morte prende il posto della vita. Ma quella volta di un anno fa, è stato qui. Nel cuore dell’Europa, della nostra Europa. In un posto dove, nell’immaginario comune, la guerra non esiste. I morti di Parigi non sono diversi dai morti che tutti i giorni cadono sotto la falce di un nemico incomprensibile. Ma, per chi li ha vissuti da vicino, sono stati pesanti come dei macigni perché ci hanno messo davanti una realtà a cui in tanti, troppi, voltavamo le spalle, perché lontana. E invece è venuta a cercarci fin sotto casa con le sembianze di ragazzi di 20 o 30 anni, usati per diffondere terrore da chi profana la loro disperazione, guardandosi bene dallo schierarsi in prima fila in nome di un dio redentore. Altre vite, spezzate e gettate dritto all’inferno dai demoni della terra, che a pensarci portano nel cuore una pena tanto forte e grande quanto il dolore lasciato dagli innocenti volati in cielo senza alcuna colpa.
Vorrei che tutto rimanesse fermo a quella notte, che i martiri di Parigi fossero gli ultimi da ricordare, senza ritornare ogni giorno come fantasmi di un passato che diventa presente. Vorrei che le bombe e gli spari fossero solo quelli che, da quel venerdì sera, vengono quasi ogni notte a bussare nei miei sogni. Vorrei continuare a incontrare ogni giorno un cattolico che mi racconta di aver sposato una donna di religione musulmana e aver creato con i loro figli la più bella famiglia del mondo. Vorrei continuare a incontrare tanti Hany, Iba, Lily, Rose, rispettivamente egiziano, tunisina, libanese e americana, e continuare a chiamarli Amici. Vorrei continuare a credere nel mondo bello che vedo e non in quello brutto che vogliono farci vedere.

Perché come tutte le guerre, anche questa passerà, facendo rinascere dal fango e dalle macerie dell’odio una voglia di vivere ancora più forte, alimentata dal ricordo lasciato da una ferita sempre aperta.


“…all we are saying
     is give peace a chance…”
                                        John Lennon – Give peace a chance




lunedì 3 ottobre 2016

LA TRASPARENZA DELL'ESSERE

SMS del lunedì “Buongiorno Mattinieri! Arriva l’autunno portando con sè i dubbi esistenziali e la smania a filosofeggiare come se non ci fosse un domani...”

...e poi c’è una situazione “grigia”, di quelle che “non è” anche se sai benissimo di
cosa sia fatta. È il tuo stato di libertà mentale che ti vizia e ti confonde, che ti fa credere che tutto sia possibile solo per il semplice fatto di riuscire a pensarlo. E il niente diventa il tuo tutto quando imprigiona nell’anima attimi di vita, semplici e apparentemente insignificanti, che irrompono fino in fondo al cuore, lasciandoti una gioia dal retrogusto amaro.

Solo voglia di compagnia a intermittenza, di attenzioni dimenticate e di legami non voluti. Solo una finestra su un altro pezzo di mondo che entra nella tua vita, senza riuscire a possederla.


“…I'm a man with a one track mind
     So much to do in one life time
    Not a man for compromise and where's and why's
   and living lies
   So I'm living it all
   And I'm giving it all…”


Queen – I want it all

lunedì 1 agosto 2016

QUELLI DELL’ALDIQUA



SMS del lunedì “Buongiorno Mattinieri! Anche quello che nasce da una lacrima non è detto che non sia buono. Solocosebelle a tutti per questa nuova settimana e per la vita che verrà!”


Il tempo a volte scorre veloce. Si dice che sia il miglior alleato per mitigare dolori e delusioni. E invece, il vuoto in fondo al cuore resta per sempre. E fa male. Adesso come allora, come se tutto il tempo non fosse mai passato.

La morte, purtroppo, è un problema di chi resta e non di chi se ne va. Parlarne è spesso un tabù e suscita, nei confronti di chi lo fa, diffidenza e antipatia, additandolo persino come un pessimista cosmico e adulatore della malasorte. Eppure, nolenti o volenti, dobbiamo accettare il fatto che la morte fa parte della vita e ne segna il suo punto finale. Prima lo accettiamo, prima saremo pronti ad affrontare la paura per la nostra dipartita. Quello a cui invece non ci si abitua mai, è quando ad andarsene per sempre è una persona cara. Il vuoto che ci lascia rimane incolmabile. Il tempo serve solo ad abituarsi alla sua presenza, ma non a riempirlo. E forse anche questo fa parte della natura umana. A prescindere dalla credenze etiche e religiose, dai proclami scientifici della razionalità e dai misteri dell’ultraterreno, è proprio grazie a quel dolore che manteniamo vivo il contatto con chi ci lascia. Il ricordo vive attraverso la nostra malinconia e si alimenta con le nostre lacrime.


“What can I do
  When the bird's got to die
  What can I do
  When she’s too weak to fly
  What can I do
  When she's calling my name
  She’s crying
  Mama, Help me to live
  What can I do”
                     Antony and the Johnsons – What can I do

lunedì 25 luglio 2016

COME TOGETHER!


SMS del lunedì “Buongiorno Mattinieri! Tra le COSE DA FARE della settimana, non dimenticate di spuntare la casella ESSERE FELICI!”

Il mondo in cui viviamo sta cambiando e, purtroppo non in meglio. La mente umana, per una forma di istinto di sopravvivenza, è evolutivamente pensata a ricordare meglio gli eventi negativi per poterli, in teoria, evitare in futuro e i media, cavalcando questa naturale propensione psico-esistenziale, si focalizzano su tali eventi perché fanno più notizia e alzano gli indici di ascolto. Per vedere il risvolto della medaglia dovremmo fare uno sforzo mentale in più che, spesso per pura pigrizia, evitiamo di fare. Onestamente credo che l'essere propositivi, che certamente aiuta, sia a volte solo una scusa dietro cui nascondersi. Basterebbe fermarsi un attimo ed evadere dalla frenesia quotidiana, per guardare con reale attenzione ciò che ci circonda e trovare ogni giorno un motivo per sorridere ed essere felici. Senza fare torto a nessuno. Perché la consapevolezza dei problemi e del dolore che attanaglia il mondo non può esularci dal continuare a essere felici. E continuare a vivere e avere fiducia nel prossimo, è il dispetto più grande che possiamo fare a chi vuole farci credere in un mondo più brutto di quanto lo sia realmente.


“…I’ll be your keeper for life as your guardian
   I’ll be your warrior of care your first warden
   I’ll be your angel on call, I’ll be on demand
  The greatest honor of all, as your guardian…”
 
                                                            Alanis Morissette - Guardian

lunedì 18 luglio 2016

EVOLUZIONE & RIVOLUZIONE

SMS del lunedì “Buongiorno Mattinieri sovversivi! L’unica rivoluzione davvero utile è quella con noi stessi, tutto il resto è solo rumore…”


Viviamo nel mondo degli estremismi, dimenticandoci che l’essenza vera della vita proviene dalla “normalità”. E questo non significa accettare passivamente gli errori e gli sbagli della nostra società che, purtroppo sono tanti, troppi. Ma se invece di sterili cortei, di pagine di denunce e scandali che non saranno mai prese in considerazione dai “potenti”, cominciassimo a diffondere una cultura del Fare? E non mi riferisco al rumore delle parole o al chiasso di azioni inconsulte senza alcuna finalità pratica. Sono stanca del vuoto che a volte sembra circondarci. Sono stanca di chi usa valori etici, politici e morali, solo per assicurarsi una foto o un selfie sui social. Io alla rivoluzione, preferisco l’evoluzione. Abbiamo bisogno del pragmatismo vero, quello che proviene dalla gente comune che con il loro andare avanti quotidiano tra mille difficoltà, è l’esempio più evidente e rappresentativo di dignità e coesione sociale. Tra un medico corrotto da demonizzare e un volontario di guerra da santificare, ci stanno nel mezzo gli “anonimi” che continuano ogni giorno la loro vita e il loro lavoro con onestà e dignità. Sono loro il vero zoccolo duro della società: quelli che non aspirano a grandi imprese, ma risultano tuttavia essere grandi uomini perché sanno far bene le piccole cose. E continuano a farle anche quando nessuno in TV parla di loro, anche quando nessuno li conosce per nome. Perché a loro non interessa essere grandi, ma solo provare a diventarlo.


 “…storie che non fanno rumore
      come una stanza chiusa a chiave,
      storie che non hanno un futuro
     come un piccolo punto su un grande muro
     dove scriverci un rigo…”
                                              Riccardo Fogli – Storie di tutti i giorni

lunedì 11 luglio 2016

I’ M A DREAMER…

SMS del lunedì “Buongiorno a tutti i Mattinieri Sognatori! A ci crede, a chi ha imparato a crederci e a chi, purtroppo, non ci crede più! Buon inizio e solocosebelle ; )”


Ho sempre considerato i sogni un aspetto importante dell’esistenza umana e attribuito a essi un peso non indifferente nelle scelte di vita. Lontani dall’essere fantasiose utopie dell’età adolescenziale o surrogati delle fiabe dei bambini, questi “non meglio identificati esseri astratti”, rappresentano i desideri più profondi della nostra anima e, come tali, sono associati e supportati dalle nostre più grandi passioni. Per questo i sogni veri sono fatti per realizzarsi, altrimenti non sarebbero tali. E più è impervia la strada da percorrere per raggiungerli, più è grande il valore del nostro sogno. Un valore che spesso ha un retrogusto amaro, perché nasconde le ferite sempre aperte della sofferenza provata per concretizzarlo. Che siano graffi superficiali o tagli profondi, ti ricordano di quanto sei vivo, di quanto hai dovuto lottare per quel sogno che adesso tieni tra le tue mani e vuoi difendere a qualsiasi costo, pur di non perderlo. Gli unici sogni che non si avverano sono quelli chi non ne ha, di chi ha smesso di credere in essi e soprattutto di chi ha smesso di credere in se stessi, perché come disse il mio amatissimo Goethe “La magia è credere in noi stessi. Se riusciamo a farlo, allora possiamo far accadere qualsiasi cosa”.


 “…non ti interessa com’è la vita
     la prendi di petto, la prendi in salita,
    lascia che scorra
    puoi già sentirne il sapore…”
                                         Chiara Dello Iacovo - Irrisolti

lunedì 6 giugno 2016

QUELLA VOLTA CHE...parte seconda: scintille

SMS del lunedì “Buongiorno Mattinieri! Il tempo può portarsi via sorrisi, lacrime, gioie e dolori. Ma non si prenderà mai le cose belle che ci hanno fatto battere il cuore. Buon inizio a tutti!”


Corsi e ricorsi storici diceva Vico. Epoche ed eventi che si trasformano, che cambiano per poi tornare. Così è fatta la storia. E così è fatto il cuore degli uomini. Emozioni che si dimenticano, si chiudono nei cassetti della memoria, per poi irrompere improvvisamente con tutta la loro potenza devastante. Che sia il ricordo di una sera o quello di una vita intera, si prende da solo l’intelletto e la razionalità e si impone senza lasciare spazio al presente pensante. Alimenta quel filo invisibile di sentimenti dimenticati, ma mai del tutto abbandonati. Riapre una ferita che non si era mai chiusa e torna prepotente a fare male. O a fare bene. O a farli entrambi in un tempo che è tanto breve da annullarsi nell’eterno che contiene quell’attimo di lucida follia.

Siamo fatti di attimi brevi, ma intensi come scintille.


“...Hello, darkness, my old friend
     I've come to talk with you again
    Because a vision softly creeping
    Left its seeds while I was sleeping
   And the vision
   That was planted in my brain
   Still remains
   Within the sound of silence...”


Samuel &Garfunkel – The sound of silence